Habitation Velier è una linea di rum selezionati, curata da Velier, azienda italiana nota per portare in Europa distillati di alta qualità e storici carichi di carattere.
Parlare di Long Pond significa entrare nel cuore della storia del rum jamaicano. Fondata nel 1753, la distilleria Long Pond è stata per secoli uno dei pilastri della produzione high-ester destinata all’export europeo, in particolare per il blending industriale e per l’aromatizzazione.
Il codice STCE è un marque storico della distilleria. È uno dei più alti livelli di esteri prodotti a Long Pond, collocandosi nella fascia molto elevata (oltre 500 g/hlpa e ben oltre nei lotti storici). Questo significa che siamo di fronte a un rum costruito su fermentazioni lunghe, utilizzo di dunder, muck pit e tecniche tradizionali volte alla massima concentrazione aromatica.
Il 2019 è un imbottigliamento che mette in evidenza questa filosofia: distillazione in pot still Forsyths a doppia retorta, nessuna aggiunta, nessuna correzione, massima trasparenza. È un rum che non cerca compromessi.
Alambicco:
Long Pond lavora con cinque alambicchi Vendôme e John Dore, quattro di questi con 13.200 litri di capacità (3.500 galloni) e uno da 5.600 litri. La distilleria possiede anche un coffey still Blairs, che però è ormai dismesso.
Co-bottlings:
Nel 2018 Habitation Velier produce una singola release: Long Pond STCE white, il primo imbottigliamento di questo mark con 674 g/hl di congenere; e nel 2019 esce invece la versione aged Long Pond Teca 2005, invecchiato in barili ex-bourbon.
Appunti del sommelier
Analisi sensoriale
Colore dorato carico, luminoso, con riflessi ambrati intensi.
Avvicinando il naso l’impatto è immediato, potente, quasi travolgente. È un’esplosione aromatica che non lascia spazio alla timidezza. Le prime note sono profondamente esteriche: colla naturale, solvente elegante, vernice fresca — ma subito integrate in una cornice fruttata straordinaria. Emergono ananas ipermaturo, banana flambé, papaya fermentata, mango quasi candito. C’è una componente tropicale succosa, ma anche una dimensione più selvaggia, quasi animale. Non è un naso lineare: è tridimensionale, stratificato, in continuo movimento. Con l’aria si sviluppano note di arancia amara, scorza di pompelmo, yogurt alla frutta, un accenno lattico e burroso che testimonia la complessità della fermentazione. Il legno è presente ma non domina: spezie dolci, vaniglia, un tocco di noce moscata. Il cuore del rum resta la fermentazione.
Al sorso l’ingresso è potente, quasi esplosivo. La gradazione importante amplifica la sensazione di energia, ma non è mai composta. La bocca è ampia, ricchissima, con una texture densa e vibrante. La frutta tropicale ritorna con forza, accompagnata da una vena acida che dona tensione e allunga la struttura. C’è una sensazione quasi salmastra, un accenno balsamico, una nota leggermente acetica che non disturba ma vivacizza. È un rum che occupa il palato completamente. Non passa in punta di piedi: prende spazio.

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