Habitation Velier è una linea di rum selezionati, curata da Velier, azienda italiana nota per portare in Europa distillati di alta qualità e storici carichi di carattere.
Questo rum nasce alla Hampden Estate, una delle distillerie più iconiche della Jamaica, attiva dal 1753 e famosa per produrre esclusivamente rum in pot still a doppia retorta, seguendo metodi tradizionali rimasti quasi immutati nel tempo.
La sigla LFCH è un marque, ovvero un codice interno alla distilleria che identifica il livello di esteri. In questo caso siamo in una fascia medio-alta (circa 200–400 g/hlpa), quindi decisamente espressiva ma non estrema come i DOK o i più radicali high-ester. È un equilibrio molto interessante: abbastanza intenso da mostrare il carattere Hampden, ma ancora leggibile e stratificato.
Il 2011 è stato distillato in Jamaica, invecchiato tropicalmente per diversi anni in ex-bourbon cask e imbottigliato da Habitation Velier a gradazione importante, senza zuccheri aggiunti, senza coloranti e senza filtrazioni invasive.
Alambicchi:
Attualmente Hampden possiede sei alambicchi pot still operativi, il più vecchio è il John Dore, installato nel 1960 e dalla portata di 2000 galloni (9.092 lt). Gli altri sono: Un Vendome del 1994 dalla capacità di 5000 galloni (22.730 lt); Un Forsyth del 2010 dalla capacità di 5000 galloni (22.730 lt); un pot still TNT del 2016 costruito in Sudafrica dalla capacità di 5000 galloni (22.730 lt); due nuovi Forsyth, entrambi del 2020, anch’essi dalla capacità di 5000 galloni (22.730 lt).
Co-bottlings:
Nel 2016 Habitation Velier imbottiglia il primo Hampden della storia: Hampden 2010, mark HLCF, con 550 g/hl di esteri. In seguito imbottiglia, sempre per la prima volta, i mark LFCH, LROK, HLCF, HGML, <>H, C<>H. A oggi gli imbottigliamenti di Habitation Velier sono 13, di cui 2 white, 6 aged provenienti da mark differenti, e altri 6 imbottigliamenti esclusivi dedicati ai principali eventi internazionali del mondo del rum e una versione limitata per il mercato americano.
Appunti del sommelier
Analisi sensoriale
Colore dorato intenso, con riflessi ambrati brillanti. Non è eccessivamente scuro, ma suggerisce già una maturazione importante sotto il sole caraibico.
Al naso l’impatto è immediato e inconfondibile: Jamaica. Ma non è una Jamaica caotica; è una Jamaica precisa. Si apre con una nota potente di frutta tropicale matura: banana flambé, ananas grigliato, mango molto maturo. Subito emergono quelle tipiche note esteriche che ricordano la colla naturale, la vernice fresca, il solvente leggero — ma integrate, mai scomposte. Con l’ossigenazione il profilo si raffina. Arrivano scorza d’arancia candita, papaya, miele scuro, e una componente leggermente lattica che ricorda yogurt alla frutta o burro fermentato. Il legno si manifesta con eleganza: vaniglia, cocco tostato, un accenno di spezia dolce. C’è complessità, ma anche armonia.
Il sorso l’ingresso è ampio, vibrante. La gradazione è importante e si sente, ma è ben incastonata nella struttura. L’attacco è fruttato e succoso, quasi esplosivo, poi il rum si distende mostrando una tessitura oleosa, ricca, tridimensionale. Il finale è lungo, caldo, persistente.

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