Il Perda Pintà è molto più di un vino: è la massima espressione della filosofia produttiva di Giuseppe Sedilesu, fondata sul rispetto della natura e delle tradizioni contadine. Nato dalla volontà di recuperare un’antica cultura vitivinicola, questo bianco intenso e strutturato rappresenta un tributo alla Granazza di Mamoiada, un vitigno autoctono solitamente impiegato in blend con il Cannonau.
Il nome Perda Pintà richiama la Stele di Boeli, un antico menhir inciso risalente al 3500 a.C., simbolo dell’identità e della storia del territorio di Mamoiada.
Le vigne, allevate con il tradizionale sistema ad alberello, si estendono su suoli di origine granitica a 600 metri sul livello del mare. Le piante, con un’età compresa tra 40 e 100 anni, producono rese contenute, inferiori a 40 quintali per ettaro, garantendo così un’elevata qualità del frutto.
Appunti del sommelier
Analisi sensoriale
Colore giallo dorato intenso, impreziosito da riflessi verdolini.
Al naso regala un bouquet complesso e avvolgente, dove le note agrumate si intrecciano con sentori di anice, macchia mediterranea e spezie. Emergono anche richiami a frutta a pasta gialla, come la mela cotogna, accenni di frutta secca – mandorle e noci – e sfumature di mallo di noce e fiori appassiti.
In bocca è secco, deciso e strutturato, con una decisa componente alcolica, bilanciata da una vibrante freschezza e una fine mineralità. La sapidità è avvolgente, il sorso corposo e quasi masticabile, lasciando una lunga persistenza e un’eco polveroso di tannini, insolita per un bianco.
Bicchiere consigliato
Abbinamenti
Crostini al lardo, con scaglie di Parmigiano Reggiano DOP, miele di castagno e noci, tagliatelle ai funghi porcini, pesce spada alla piastra con salmoriglio, spiedini di agnello in verde.
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